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Almalaurea, 7 neolaureati su 10 non accettano lavori sottopagati. Resta il divario Nord-Sud e uomo-donna

Aumentano i neolaureati in Italia che trovano presto un’occupazione ma sette su dieci sono meno disponibili ad accettare lavori ritenuti sottopagati: è l’identikit fornito da Almalaurea su Laurea e Occupazione in Italia nell’ultimo anno. La maggior parte delle persone che hanno conseguito il titolo sono donne, quasi il 60%, e i laureandi diventano più selettivi. Un aspetto che “riflette la volontà di chi si laurea di vedere riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione, in un contesto reso più incerto dalle tensioni dell’economia globale”, spiegano dal Consorzio.
In base a quanto emerge dal rapporto appena pubblicato aumentano anche le persone che rifiuterebbero lavori non coerenti con il proprio percorso: +10,8 punti percentuali dal 2016. Se oggi il dato della disponibilità è del 76,4%, dieci
anni fa era dell’87,2%. Come fanno riflettere, dunque, anche i numeri che riguardano gli stipendi. I laureandi sono, infatti, sempre meno disposti ad accettare retribuzioni mensile nette inferiori a 1500 euro per un impiego a tempo pieno. A rifiutare un trattamento economico al di sotto di quella somma, oggi, è il 66,9%. Nel 2016 erano soltanto il 24,4%.

“Su questo aumento – sottolinea Almalaurea – incide non solo la maggiore selettività, ma anche la riduzione del potere d’acquisto registrata negli ultimi anni, a fronte di una soglia di 1.500 euro rimasta invariata”.

Quanto al tasso di occupazione, i giovani che hanno trovato un lavoro nei 5 anni successivi alla laurea sono il 90%, mentre a un anno dalla laurea la retribuzione mensile netta, in media, supera i 1.490 euro. A cinque anni dal titolo si
sale a 1.796 euro, per il primo livello, e 1.903 euro, per il secondo.

RESTA IL GAP TRA NORD E SUD E TRA UOMINI E DONNE – Ma rimangono divari strutturali, di genere e territoriali: a essere penalizzato è il Sud. A parità di condizioni, poi, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese. Eppure, le donne ancora una volta risultano essere la maggior parte delle persone laureate: il 59,6% del totale. Rimane ancora lo squilibrio nelle discipline Stem, dove rappresentano il 40,5%. Mentre prevalgono, al contrario, nelle materie umanistiche. Quanto all’origine sociale di studenti e studentesse, l’università continua ad attrarre persone provenienti da contesti relativamente più favoriti, con almeno un genitore laureato. In base a quanto emerge dall’indagine, per l’89,1% dei laureati risulta, inoltre, elevata la soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria. Il 72,1% ripeterebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo. In generale, il 60,4% delle persone laureate ha concluso gli studi “in corso”.

Stefania Losito

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