In Italia i Comuni costieri e le spiagge, soprattutto al Sud, devono fare sempre di più i conti, oltre che con il caldo record, con eventi meteorologici estremi e con il conseguente fenomeno dell’erosione costiera. A dirlo è un report di Legambiente “Spiagge”. Dal 2010 la Sicilia è stata l’area più colpita con 232 eventi meteorologici estremi. Seguono la Puglia con 136 e la Calabria con 104. Tra le città Bari è al secondo posto con 44 eventi estremi, alle spalle solo di Genova, con 50. Seguono Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27).
A livello nazionale, secondo Legambiente, quasi la metà delle località costiere (308 su un totale di 643, il 48%) è stata colpita da 1073 eventi meteo estremi. Dati in costante aumento rispetto agli anni scorsi. Nel 2025, infatti, i Comuni costieri colpiti erano stati il 45,4% del totale con 1028 eventi estremi. Nel 2024 gli eventi estremi erano stati 885 e avevano interessato il 41,2% dei Comuni. Nel 2023, infine, i centri interessati erano stati il 37,3% del totale e gli eventi estremi 780. Gli eventi più frequenti sono stati piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107). In aumento, negli ultimi cinque anni, le mareggiate (+550%) e le raffiche di vento (+80%).
Negli ultimi 50 anni, sempre secondo Legambiente, lungo i litorali italiani sono spariti oltre 40 milioni quadrati di spiagge. Una situazione dovuta, secondo gli ambientalisti, alla mancanza di un piano nazionale per l’adattamento specifico delle coste alla crisi climatica. Occorre, secondo Legambiente, lavorare insieme allo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. “I dati che abbiamo raccolto”, sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, “dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori”.
Vincenzo Murgolo
