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Animali domestici, il boom nelle case degli italiani con la pandemia

cani, gatti, rettili e uccelli sono entrati nelle case degli italiani durante la fase pandemica ma ora il tempo per accudirli è poco


Gli italiani hanno avvertito l’esigenza di adottare un animale domestico durante la pandemia da covid 19. Dal 2020 un italiano su 4, in concomitanza con il dilagare della pandemia, ha scelto di adottare un animale in casa. Lo rivela una indagine svolta da YouGov e commissionata da Readly, l’app per l’abbonamento a riviste e quotidiani digitali. Secondo i dati, per il 35% degli intervistati la pandemia è  stata il fattore decisivo di acquisto. Il 39% ha dichiarato di aver cercato la compagnia di un animale domestico per alleviare la solitudine in quel periodo; il 37% perché ha pensato che trascorrere più tempo a casa o lavorare da casa avrebbe reso più semplice la gestione
dell’amico a quattro zampe. Il 29% ha deciso di dedicarsi alle cure di un animale domestico per fuggire dalle preoccupazioni quotidiane, mentre un italiano su quattro (25%) ha pensato che un cucciolo in casa lo avrebbe liberato dall’ansia. Per quanto
riguarda il tempo dedicato, l’80% dei proprietari ha dichiarato di prendersi cura del proprio pet dalle 2 alle 4 ore; il 12% invece dedica agli amici a quattro zampe addirittura oltre 7 ore al giorno. Sulla scelta di quale animale accogliere, a vincere è
il cane (43% degli italiani), seguito da gatto (39%), e poi via via da pesci (12%), uccelli (10%), criceti e cavie o conigli (6%), rettili (4%). Ora  che il forte stress e la paura da
pandemia sono quasi un ricordo, come procede la convivenza uomo-animale? Se il 76% dei proprietari è  felice della propria scelta, l’indagine evidenzia che invece per alcuni il
progressivo rientro in ufficio e l’abbandono graduale dello smart working rappresenta un ostacolo alla cura del proprio animale domestico: oggi infatti il 16% degli italiani rimpiange la decisione di averlo accolto e il 9% afferma di non potersene
più  occupare. Il 7% non è sicuro di aver fatto la scelta giusta e per il 12% la fine dello smart working ha coinciso con la necessita’ di affidare il proprio animale a una pet-sitter.

Angela Tangorra

 
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