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Artemis II, il viaggio degli astronauti verso la Luna dopo oltre mezzo secolo

Torna a realizzarsi il sogno di raggiungere la Luna oltre mezzo secolo dopo la missione Apollo. Gli americani Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman e il canadese Jeremy Hansen sono i primi a spingersi così lontano nello spazio. I quattro astronauti della missione Artemis II continuano ad avvicinarsi al satellite che orbiteranno attorno all’inizio della prossima settimana. Giunti a destinazione, gli astronauti effettueranno un sorvolo lunare e raccoglieranno dati
scientifici sulla superficie lunare: la missione punta a costruire una presenza umana stabile anche sulla superficie della Luna, preparando allo stesso tempo le tecnologie necessarie per le future missioni verso Marte. Una volta arrivati nell’orbita lunare, passeranno sul lato nascosto della Luna per prendere la spinta necessaria per il viaggio di ritorno, che richiederà altri tre giorni. E’ una missione di test che per la Nasa è destinata a fare da apripista verso l’arrivo del primo equipaggio sul suolo lunare e conquistare così il primato nella corsa alla Luna che si è aperta da tempo con la Cina.

E’ anche una missione simbolica: nello spazio il primo uomo di colore, la prima donna e il primo non americano a raggiungere l’orbita lunare. Con loro c’è Rise, l’indicatore di gravità che ha cominciato a fluttuare nella navetta non appena raggiunta l’assenza di peso. Al suo interno gli astronauti hanno inserito la memory card con i nomi di oltre 6,5 milioni di persone che hanno partecipato all’iniziativa ‘Manda il tuo nome con Artemis’. Il disegno, i colori e il nome si ispirano al sorgere della Terra osservato nel 1968 dall’orbita lunare, nella missione Apollo 8.

La sonda Orion che li trasporta sta percorrendo gli oltre 400mila chilometri per raggiungere la Luna. Una volta in viaggio, gli astronauti hanno finalmente avuto il tempo di guardare fuori dai due finestrini panoramici di Orion: “Stiamo ammirando una vista meravigliosa del lato al buio della Terra, illuminato dalla Luna. E’ fenomenale. Nessuno di noi riesce a pranzare perché siamo incollati ai finestrini, stiamo scattando foto”, ha detto il canadese Hansen.
“Sono io l’idraulico spaziale”, ha detto scherzosamente Christina Koch, rispondendo a una domanda su chi avesse riparato la toilette di Orion che si era rotta dopo il lancio. “Sono orgogliosa di definirmi l’idraulico spaziale”, ha aggiunto, perché il bagno “è probabilmente la parte più importante della nostra attrezzatura a bordo, quindi abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo quando abbiamo capito che funzionava”.
Gli astronauti hanno avuto anche un po’ di tempo da dedicare all’esercizio fisico, utilizzando la struttura predisposta nella navetta, simile a uno yo-yo, per fare esercizi aerobici come il canottaggio, sia movimenti di resistenza come squat e stacchi da terra. Hanno anche sperimentato Avatar (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response) lo strumento che
misura gli effetti delle radiazioni cosmiche sul corpo umano utilizzando organi su chip.
Infine, un po’ di tempo per pranzare, scegliendo fra maccheroni al formaggio, tortillas, cinque tipi di salse piccanti, quiche di verdure, couscous, macedonia di frutta tropicale, budino, biscotti e caffè. A bordo sono disponibili 189 prodotti tra alimenti e bevande, tutti selezionati tenendo conto della durata di conservazione, della sicurezza alimentare, del valore nutrizionale, delle preferenze dell’equipaggio e della compatibilità con la massa, il volume e i requisiti di energia della capsula Orion.

C’è anche la tecnologia europea e quella italiana nel motore della nuova corsa alla Luna. E’ l’insieme dei sistemi, che vanno dalla propulsione al controllo della pressione, che fanno della capsula Orion l’ambiente in cui i quattro astronauti vivranno e lavoreranno per dieci giorni.
“Questa volta, il viaggio verso la Luna non è intrapreso da una sola nazione: la missione Artemis è un’impresa veramente internazionale e l’Europa ne è orgogliosamente al centro”, dice il presidente dell’Agenzia Spaziale Europea Josef Aschbacher. “L’Esa non si è limitata a rendere possibile questa missione, ma la alimenta”, aggiunge riferendosi al Modulo di Servizio Europeo (Esm) della navetta Orion, fornisce la propulsione al veicolo e agli astronauti l’acqua e il controllo della temperatura.
La tecnologia della navetta ha le radici nei veicoli automatici Atv che dal 2008 al 2015 hanno assicurato i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale e poi sulla navetta Artemis I , protagonista nel 2022 del primo volo senza equipaggio intorno alla Luna. A raccogliere quell’eredità nel costruire il modulo di servizio di Orion sono state 20 aziende di 13 Paesi membri dell’Esa, compresa l’Italia.
Anche per il nostro Paese, come per l’Esa, “Artemis II non è solamente una missione di test, ma il primo passo concreto di un programma che punta a costruire una presenza umana stabile anche sulla superficie della Luna, preparando allo stesso tempo le tecnologie necessarie per le future missioni verso Marte”, osserva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente.

Nell’ambito del programma Artemis, rileva, “l’Italia ha un ruolo di grande rilievo. Contribuiamo infatti allo sviluppo delle infrastrutture chiave delle missioni Artemis, dai moduli abitativi a quelli di servizio, alle comunicazioni Terra-Luna,
fino al progetto Multipulpus Habitation Module, la futura casa che ospiterà. gli astronauti sul nostro satellite naturale”.

Guarda al futuro anche l’industria italiana impegnata nella nuova corsa alla Luna: “sviluppare una presenza duratura sul
suolo lunare è una sfida che rafforzerà lo sviluppo tecnologico, la sicurezza e la competitività industriale”, dice Roberto
Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. “Stiamo passando – prosegue – da una logica di
esplorazione a quella di infrastruttura abilitante capace di generare dati e capacità critiche anche per la Terra”.
Le tecnologie del Modulo di Servizio Europeo (Esm) di Orion, il cui primo contraente è Airbus Defence and Space, arrivano da Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio, ma anche da altre realtà, come Irca-Zoppas. I quattro pannelli
fotovoltaici lunghi sette metri arrivano dagli stabilimenti di Leonardo a Nerviano. Stati stati costruiti a Torino della Thales Alenia Space la struttura, il sistema di controllo termico e i sistemi che gestiscono la distribuzione di acqua, ossigeno e azoto. A seguire il viaggio degli astronauti a bordo di Orion intorno alla Luna contribuirà anche Telespazio (Leonardo -Thales) grazie alle antenne del Centro Spaziale del Fucino. Infine, l’azienda Irca – Zoppas Industries Heating Element Technologies di Vittorio Veneto (Treviso) ha fornito i dispositivi per il controllo termico della navetta. 

Stefania Losito

(foto in copertina della Nasa)

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