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Caro-affitti, gli studenti annunciano una mobilitazione nazionale il 16 maggio

L’organizzazione studentesca Cambiare Rotta non si ferma alle promesse del Governo: dal diritto allo studio troppo spesso negato, fino al caro-affitti, il gruppo degli universitari ha portato le quattro richieste alla riunione al ministero, ma ha annunciato anche la mobilitazione nazionale del 16 maggio sotto le regioni, enti tra i “responsabili del caro affiti”. “Al momento abbiamo sentito solo parole e false promesse – spiega una delle responsabili dell’organizzazione, Francesca – l’incontro ha sicuramente riaperto l’attenzione sul tema, ma non ci fermiamo. Per questo il 16 chiediamo a gli studenti di tutta Italia: dobbiamo mobilitarci”, chiarisce dopo l’incontro avuto al Mur.
“Sono quattro le istanze necessarie per aprire uno spiraglio in opposizione alle politiche degli ultimi 30 anni”, ha spiegato Elettra, anche lei presente all’incontro. In primis: “Un tavolo permanente di confronto tra le organizzazioni studentesche, tutte, il Ministero dei Traporti e delle Infrastrutture, il Mur, e la Conferenza delle regioni e delle province”. La richiesta è lavorare “per l’abolizione della legge 431 del 98 che ha consentito la liberalizzazione del mercato “e ha permesso ai privati di speculare sugli affitti”. Come terza istanza le studentesse hanno ribadito la necessità di “un protocollo di intesa in cui il Mur lavori per imporre agli enti regionali un aumento degli studentati pubblici”. Infine hanno chiesto al Ministero guidato da Bernini, di produrre “un censimento degli stabili sfitti sia pubblici che privati”.
“Sono sicuramente arrivati interventi e aiuti. Ma non ci dobbiamo dimenticare che questi non sono interventi strutturali. Questa è una vera e propria emergenza e ha bisogno di soluzione immediata”, hanno ripetuto le esponenti di Cambiare Rotta nel pomeriggio in assemblea alla Sapienza.

Vincenzo Salvatore, presidente della Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (Ccum), giudica “positivo lo sblocco dei 660 milioni di euro del Pnrr deciso dal Governo per valorizzare il patrimonio immobiliare già esistente e metterlo così a disposizione delle esigenze dei ragazzi ‘fuori sede’ che stanno emergendo con forza in questi giorni”. “Utilizzare e adattare gli immobili già presenti è l’unica strada possibile per creare i 52.500 posti letto in residenze universitarie entro il secondo trimestre del 2026, come prevede il Pnrr stesso – spiega ancora, e rilancia – a tutela dei ragazzi, inoltre, sono da potenziare i controlli sull’affitto privato delle abitazioni che in numerosi casi toccano cifre elevate, fuori dal controllo fiscale e prive di standard di qualità”. La Conferenza dei Collegi Universitari di Merito è l’associazione che riunisce e rappresenta i 54 Collegi Universitari di Merito riconosciuti e accreditati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) per un totale di 4.500 studenti. 

intanto dovrebbe essere pubblicata oggi dal ministero dell’Università la manifestazione di interesse per mappare gli alloggi e capire quindi quanti immobili si possono destinare a posti letto per gli studenti. Regioni, Comuni, privati, anche enti ecclesiastici, hanno 60 giorni per reperire gli alloggi disponibili sui quali poi dovranno anche presentare delle schede di fattibilità. L’obiettivo, infatti, è creare un nuovo patrimonio di posti letto per gli studenti in tempi
rapidi, senza che siano necessari quindi interventi di ristrutturazione troppo lunghi e complicati ed al tempo stesso
avere una mappatura chiara delle disponibilità nei vari territori. Si pensa anche alla riconversione di strutture – da hotel a monasteri a caserme – da poter utilizzare per alloggi a costi bassi per gli universitari.

Sul caro affitti e la protesta degli studenti interviene anche il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, spiegando che “il problema è di prospettiva, una prospettiva dobbiamo averla: l’uomo vale più del profitto”, commenta. “Dobbiamo considerare la persona il centro della vita sociale ed economica. Uno si illude che mettendo al centro il profitto guadagni di più, se però elimina le persone, allora non si avrà più nessun cliente” in certe aree urbane colpite da tali fenomeni.

Stefania Losito

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