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Cecilia Sala, il vertice a Palazzo Chigi. La premier Meloni riceve la mamma della giornalista arrestata in Iran

Vertice a Palazzo Chigi sul caso Cecilia Sala con la premier Meloni e i ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i vertici dei Servizi di intelligence. La premier, dopo meno di un’ora di riunione, ha poi ricevuto la mamma della reporter italiana arrestata a Teheran, Elisabetta Vernoni. “Nel corso del pomeriggio” la premier Giorgia Meloni “ha avuto un colloquio telefonico con Renato Sala, padre di Cecilia, e ha incontrato a Palazzo Chigi la madre”, si legge in un comunicato di Palazzo Chigi.

“Cerca di essere un soldato Cecilia, cerco di esserlo io – dice la madre all’uscita da Palazzo Chigi – Però le condizioni carcerarie per una ragazza di 29 anni che non ha compiuto nulla devono essere quelle che non la possano segnare per tutta la vita. Poi, se pensiamo a giorni o altro, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è solo un’eccellenza italiana, non lo sono solo il vino e i cotechini”. Le hanno dato dei tempi?, chiedono i giornalisti. “Qualche cosa – risponde – ma cose molto generiche, su cui adesso certo attendo notizie più precise”. Vernoni e il papà di Cecilia si sono detti entrambi soddisfatti del colloquio con Meloni. “La prima preoccupazione adesso sono assolutamente le condizioni di vita carceraria di mia figlia. Si è parlato di cella singola. Non esistono le celle singole. Esistono le celle di detenzioni comuni e poi ci sono le celle di punizione. Lei è una di queste evidentemente. Io non lo so come sono, ma se una dorme per terra mi fa pensare che nel 2024 si chiami così. Quindi la prima cosa sono condizioni più dignitose di vita carceraria e poi decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia, di cui io non piango, non frigno e non chiedo tempi, perché sono realtà molto
particolari”.

La reporter è stata arrestata con l’accusa di aver violato le leggi della Repubblica islamica dell’Iran, anche se è plausibile che sia utilizzata come pedina di scambio con l’arresto di Mohamed Abedini, ingegnere arrestato a Malpensa per ordine degli Usa.
Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano chiedendo il rilascio della giornalista, il rispetto dei suoi diritti e una
detenzione ‘dignitosa’. L’italiana come riferito dalla famiglia, è in isolamento totale, dorme in terra al freddo con le luci
accese e le sono stati tolti gli occhiali. Il rappresentante diplomatico iraniano afferma invece che ‘sin dai primi momenti
dell’arresto, si è garantito l’accesso consolare all’ambasciata italiana le sono state fornite le agevolazioni necessarie’. E
chiede la liberazione dell’iraniano Mohamed Abedini, al quale la Procura di Milano ha dato parere negativo per i domiciliari. “Al momento in stato di detenzione cautelare su richiesta delle autorità degli Stati Uniti, il Governo ribadisce che a tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni
internazionali”, afferma una nota di Palazzo Chigi.Nella stessa nota, si legge che “il Sottosegretario Mantovano, in
veste di Autorità delegata, venendo incontro alle richieste delle opposizioni, ha dato immediata disponibilità al Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Lorenzo Guerini, a riferire al Copasir già domani mattina, e quindi per suo tramite al Parlamento”. 

Nel carcere di Evin, nella capitale iraniana, la giornalista italiana è rinchiusa dal 19 dicembre. Dorme sul pavimento di cemento e le sono state date solo due coperte. Una la mette a terra, una la usa per coprirsi. Una luce al neon, accesa 24 ore su 24. E gli occhiali da vista sequestrati. Nessun contatto umano, solo una fessura che si apre nelle ore dei pasti dalla quale entrano datteri e poco altro. Cecilia Sala lo ha raccontato nell’unica telefonata che le è stato concesso di fare ai suoi genitori. Per poi aggiungere, più di una volta: “Bisogna fare molto in fretta”. L’unico volto amico che la giornalista ha potuto vedere in queste due settimane è stato quello dell’ambasciatrice Paola Amadei: un incontro durato trenta minuti alla presenza delle guardie che hanno preteso che le due parlassero in inglese, per capire cosa stessero dicendo. L’ambasciatrice le aveva portato un pacco contenente prodotti per l’igiene, libri e un panettone, che a Cecilia non è stato mai consegnato.

Le condizioni di vita dei detenuti nel carcere di Evin, quello in cui sono rinchiusi soprattutto i dissidenti, tra cui Sala, sono ai limiti della decenza. Le coperte vengono utilizzate come letti, sul pavimento di cemento, il chador come lenzuolo, 30 minuti d’aria in un piccolo cortile, non più di 4 giorni a settimana. Emerge dalle fotografie che circolano sulle condizioni di detenzione del famigerato carcere a nord di Teheran. Si stima che siano ospiti 15mila detenuti. Su questo tema, il premio Nobel per la pace e attivista Narges Mohammadi, condannata a 16 anni di reclusione in Iran, sta lavorando alla pubblicazione di due libri, uno dei quali è incentrato sulle condizioni delle donne che, come lei e Cecilia Sala, sono detenute nel carcere di Evin. Le dichiarazioni sono contenute in una rara intervista a distanza che il premio Nobel ha rilasciato alla rivista francese Elle approfittando di una sospensione della pena di tre settimane per
motivi di salute.

Stefania Losito

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