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Covid, tra 15 giorni i nuovi vaccini. Il ministro: “Valuteremo se gratuiti per tutti”. Contro la denatalità arriva il ticket per la procreazione assistita

Tra 15 giorni arrivano i nuovi vaccini anti-Covid anche se “sulla possibilità che venga offerto a tutti e gratuitamente ancora non ci abbiamo ragionato”, annuncia il ministro della Salute Orazio Schillaci a margine dell’evento alla Camera “Natalità: work in progress” promosso dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). A proposito della recrudescenza del virus in concomitanza con la riapertura delle scuole, il ministro assicura: “Siamo molto tranquilli, stiamo lavorando con il ministero dell’Istruzione per tranquillizzare tutti. C’è stato un allarmismo forse esagerato su questo argomento”. Ieri, sul tema della prevenzione sanitaria a scuola, si è tenuto un tavolo tra i ministeri Salute e Istruzione.

A proposito, invece, dei fondi per la salute, Schillaci chiarisce che “stiamo lavorando con il Mef, il ministero dell’Economia, vediamo. Appena lo sapremo lo diremo”. Si riferisce ai possibili 4 miliardi in più richiesti per la sanità in manovra.

Schillaci è poi entrato nel tema del convegno, a proposito di natalità e incentivi alla crescita demografica del Paese. A partire da gennaio 2024 “ogni donna in qualunque Regione risieda potrà ricorrere” alla procreazione medicalmente assistita “dietro il pagamento di un ticket. Dopo sei anni di attesa, abbiamo messo fine ad un’iniquità che non era più tollerabile”. Il ministro della Salute ha chiarito “quanto sia stato determinante l’approvazione del decreto tariffe che ha reso applicabili i nuovi Livelli essenziali di assistenza”. E le cifre, ha detto, lo dimostrano e indicano che “abbiamo intrapreso la strada giusta per sostenere le donne che dinanzi a difficoltà nel concepire scelgono la Procreazione medicalmente assistita”. Nel 2021, dopo la battuta d’arresto registrata durante la pandemia, riferisce Schillaci, “si è osservata una ripresa dell’applicazione di tutte le tecniche di Pma”. In particolare, i cicli di Pma nell’anno 2021 hanno registrato un aumento del 36% rispetto al 2020, le gravidanze del 50% e i bambini nati vivi del 49%. Inoltre, si è registrato un maggiore ricorso ai centri pubblici e privati convenzionati rispetto a quelli privati.
Ma nella sfida del sostegno alla natalità “c’è bisogno anche del contributo del personale sanitario, in particolare di
ginecologi, ostetriche e anche di medici di medicina generale e di tutte le figure che, grazie al rapporto fiduciario con le proprie assistite, possono promuovere conoscenza e consapevolezza”.
Infine, l’impegno è rendere sempre più sicuro il percorso nascita offrendo, “tutte le indagini necessarie a un adeguato
screening prenatale materno e fetale; rendendo sempre più sicuri, ma sempre più a misura di ‘coppia’, i punti nascita,
offrendo parto-analgesia a chi lo richiede; generalizzando la pratica del rooming-in e – conclude Schillaci -introducendo l’assistenza domiciliare nel puerperio in maniera più estesa e omogenea”.

 “Da diversi anni l’Italia vive un inverno demografico che ha raggiunto il suo culmine, come confermano gli ultimi dati forniti dall’Istat, nel 2022, quando per la prima volta dall’unità d’Italia i nati sono stati meno di 400mila. Dinanzi a queste cifre allarmanti non siamo rimasti a guardare. Oggi il contrasto al calo delle nascite è tornato ad essere una priorità, lo è per questo Governo al fine di invertire la rotta”, spiega ancora Schillaci sottolineando che “quella che abbiamo davanti non è una sfida facile perché, all’origine del fenomeno, vi sono una pluralità di fattori: economici,
culturali e sociali”. C’è però un aspetto sanitario, aggiunge Schillaci “sul quale occorre intervenire nell’immediato e
riguarda la tutela della salute riproduttiva, soprattutto se consideriamo che attualmente, sempre più coppie programmano di avere un figlio dopo i 35 anni, quando le possibilità di una gravidanza iniziano a diminuire. Ciò che rende ancora più necessario un ruolo propulsivo del ministero della Salute e per questo, dopo anni di attenzione limitata, siamo impegnati a programmare un’attività di sensibilizzazione e di conoscenza sui fattori di rischio che possono incidere sulla salute riproduttiva, quali le malattie sessualmente trasmissibili e gli stili di vita scorretti”. “Forse per troppo tempo – prosegue – si è dato per scontato che i nostri giovani avessero piena consapevolezza che la salute riproduttiva va salvaguardata nel corso degli anni, attraverso l’adozione di stili di vita sani o sottoponendosi a screening di routine. Una consapevolezza che difficilmente si può acquisire in assenza di campagne di informazione e di una attenta attività di alfabetizzazione sanitaria”.
“Anche per questo – conclude – pochi mesi fa abbiamo istituito presso il ministero un tavolo tecnico incaricato di approfondire le tematiche riguardanti gli stili di vita per proteggere la salute riproduttiva. Riteniamo necessario un
impegno maggiore nella educazione e formazione dei giovani, sia utilizzando strategie di avvicinamento tradizionali (incontri nelle scuole) sia sfruttando le possibilità offerte dai media”.

Stefania Losito

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