Il progetto del turco Anadol: “Dati restituiti sotto forma di opera d’arte”
Un’immersione nell’intelligenza digitale e artificiale, con suoni e immagini reali, come essere in una foresta amazzonica senza essersi mossi da casa. Arriva Dataland, il primo museo d’arte generata con l’IA. Apre il 20 giugno nel cuore di Downtown, a Los Angeles, su progetto di una delle figure più influenti dell’arte digitale contemporanea, il turco classe 1985 e losangelino da decenni, Refik Anadol. Dopo apprezzatissime installazioni al MoMA di New York, al Guggenheim
di Bilbao o sulla facciata della Casa Batlló di Barcellona, l’artista realizza il sogno di un intero museo in cui miliardi di dati raccolti nel mondo vengono processati e restituiti sotto forma di opera d’arte. “Non sono soltanto numeri. Il sistema che li immagazzina diventa l’opera d’arte. Ogni volta che entra una persona il sistema reagisce: nessun momento sarà identico a un altro”, spiega Anadol. “Questo è un museo vivente”.
“Viviamo tempi delicati ma straordinariamente eccitanti – riflette l’artista – il futuro non nasce dalla contrapposizione tra esseri umani e macchine, ma dalla loro collaborazione”.
Ospitato nei duemila metri quadrati del Grand LA, il museo debutta con “Machine Dreams: Rainforest”, una mostra immersiva sulle foreste pluviali. E’ una macchina tecnologica composta da mezzo miliardo di immagini e dataset ambientali, informazioni su 2,2 milioni di specie biologiche e 50 milioni di canti di uccelli raccolti, in collaborazione con istituzioni scientifiche internazionali, registrate durante spedizioni in 16 foreste pluviali. Tutto viene elaborato dal Large Nature Model, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dallo studio di Anadol, alimentato da oltre 10 milioni di linee di codice. Il paesaggio sonoro è diffuso da una rete di 250 altoparlanti L-Acoustics nascosti dietro le pareti.
All’ingresso, ogni visitatore viene dotato di un braccialetto biometrico che registra battito cardiaco e risposta cutanea,
mentre sensori LiDAR ne seguono i movimenti nello spazio. I dati vengono utilizzati per modificare in tempo reale immagini, luci e suoni. Gli odori sono generati attraverso una collaborazione con L’Oréal Luxe, che ha messo a punto nove diverse fragranze ispirate dalla natura.
Dietro questo enorme ecosistema digitale, capitanato da Anadol e dalla co-fondatrice, sua moglie Efsun ErkÕlÕç, lavora un team di 20 persone provenienti da 10 Paesi diversi tra artisti, architetti, ingegneri e ricercatori.
Stefania Losito