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La telefonata-scherzo dei comici russi a Giorgia Meloni tra meme e questione di sicurezza a Palazzo Chigi

Una figuraccia planetaria. E’ quello che pensano i leader dell’opposizione dopo la telefonata fake dei due comici russi che sono riusciti ad aggirare i controlli di Palazzo Chigi e a parlare con Giorgia Meloni, fingendosi il presidente dell’Unione africana. E sul web circolano decine di meme, da un rivisitato Fantozzi fino a Gigi Proietti nella “Febbre da cavallo”.

La premier, il 18 settembre scorso, ha intrattenuto una lunga conversazione, confrontandosi con il sedicente leader africano anche sull’Ucraina: “C’è molta stanchezza da tutte le parti”, gli ha detto. Per poi scoprire di essere stata vittima di un raggiro orchestrato dal duo Vovan (Vladimir Kuznetsov) e Lexus (Alexey Stolyarov). La coppia non è nuova a questo tipo di scherzi: spacciandosi per Putin, Zelensky o Macron, ha imbrogliato dall’ex cancelliera tedesca Merkel al presidente turco Erdogan, dal premier spagnolo Sanchez al presidente della Fed Powell, dall’autrice di Harry Potter a Elton John.
“L’ufficio del Consigliere diplomatico del presidente del Consiglio dei ministri si rammarica per essere stato tratto in
inganno da un impostore”, ha dovuto ammettere Palazzo Chigi. “Nonostante il tentativo di farle dire frasi scomode – è stato poi sottolineato dagli alleati – Meloni ha invece ribadito nella sostanza le posizioni assunte dal Governo. Il presidente del Consiglio, nonostante le provocazioni, ha confermato il pieno sostegno all’Ucraina e le politiche italiane
di contrasto all’immigrazione illegale”.

Ma c’è un tema di sicurezza: “Lo scherzo potrebbe non essere innocenteW, ha fatto notare il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini (Pd): circostanze simili “possono essere considerate, tra le diverse ipotesi, anche come attività con fini malevoli”. Non a caso, il senatore di Iv, Enrico Borghi, componente del Copasir, ha evidenziato un aspetto cruciale: i due comici sono russi. Su X il minisdtro della Difesa Guido Crosetto scrive: “Quando un centralino passa una
chiamata internazionale e ti dice che il tuo interlocutore è Tizio, tu parli con Tizio. Perché dai per scontato che lo sia.
Perché se fai il Presidente del Consiglio o della Camera o il Ministro, ti affidi a uffici che vagliano e controllano per te”.

Il deputato Pd Enzo Amendola l’ha buttata sul sarcasmo e ha postato uno spezzone del film Totòtruffa62, con Totò che si finge ambasciatore del Catonga. “Ma i veri comici sono quelli che stanno criticando Giorgia Meloni”, gli ha risposto l’azzurro Maurizio Gasparri. Perché “dalla telefonata emerge la coerenza di Meloni”, hanno ribadito il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari e il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti. Per la Lega “non sarà uno scherzo di dubbio gusto a ridimensionare i risultati e la credibilità” di Meloni.

Per Giuseppe Conte, in quel colloquio non solo Meloni “ha fatto una figuraccia planetaria”, ma ha anche “svelato verità che non ha mai raccontato agli italiani: ammette di non avere ancora trovato il coraggio di portare ai tavoli che contano una posizione diversa dell’Italia, che offra finalmente una soluzione negoziata”. La segretaria del Pd Elly Schlein ha chiesto “che il governo rassicuri Parlamento e Paese” perché “situazioni di questo tipo rischiano di mettere a pregiudizio la nostra immagine e il nostro profilo politico sul piano internazionale”. Da ex premier, il leader di Iv Matteo Renzi ha parlato di “devastante livello di superficialità”. L’aspetto grottesco della vicenda non poteva cadere nel vuoto: “Sembra l’inizio di una barzelletta – ha notato il deputato di Verdi-Si, Angelo Bonelli – ‘C’erano un russo, un africano e un italiano…'”. Non si è allineato il segretario di Azione, Carlo Calenda: “Strumentalizzare a fini di polemica politica rappresenta un errore ed è lesivo dell’immagine dell’Italia”.
Era il 18 settembre quando Meloni ha alzato la cornetta per parlare col sedicente leader africano. Primo tema, l’Ucraina: “Si avvicina il momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d’uscita – ha detto la premier – Il problema è trovare una via d’uscita accettabile per entrambe le parti senza distruggere la legge internazionale. Ho alcune idee su come gestire questa situazione, ma aspetto il momento giusto per metterle sul tavolo”. Gli ucraini, ha aggiunto, “stanno facendo quello che è giusto fare, e noi cerchiamo di aiutarli”. Poi i migranti: “La dimensione di questo fenomeno è tale che coinvolge non solo la Ue, ma a mio parere anche l’Onu”.

Stefania Losito

 
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