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Ornella Vanoni, al funerale “voglio una bara poco costosa, il mio abito Dior e le note di Fresu”. L’addio di amici e colleghi

Un abito di Dior, una bara poco costosa e le note del trombettista Paolo Fresu al funerale. Così Ornella Vanoni, più volte, ha disposto il suo saluto finale, quel commiato di cui ironicamente parlava da anni, da quando era ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, fino alla puntata registrata il 2 novembre, in cui si era presentata con una corona di fiori, accusando scherzosamente Fazio di averla invitata proprio quel giorno. Ornella Vanoni è morta esattamente due mesi dopo aver compiuto 91 anni, nella sua casa milanese, per un infarto. Stop, la musica è finita. “Non sono in grado di dire niente. Sono senza parole e non ero pronto a tutto questo. Non mi pare possibile”, scrive Fazio sui social. “Tesora mia adorata”, la ricorda Luciana Littizzetto. Mentre sui social della trasmissione si legge: “Grazie per tutto quello che ci hai
regalato Ornella, lo terremo sempre nel nostro cuore”. Era in attività dal 1956, una storia lunga oltre mezzo secolo. Era simbolo di libertà, nelle azioni e nelle parole, era una provocatrice, una donna schietta che non ha mai nascosti vizi, oltre che velleità. Come quando disse da Fazio che cercava una badante che sapesse rollare le canne, o quando raccontava tutte le volte che si era sbronzata. Così, senza filtri, senza nulla da perdere in dignità o in eleganza.

Tra i cantanti, Renato Zero dedica all’amica una lunga riflessione commossa definendola “un’artista, un’anima che non
ha mai avuto paura di mostrarsi vera, intensa, irripetibile”. “Renato e Ornella due cuori fuori dal comune – continua parlando di se stesso in terza persona -. Due spiriti liberi, due complicita’ che il destino aveva fatto incontrare per
riconoscersi, sostenersi, volersi bene”. “Il tuo canto continuera’ a volare”, assicura. “Cerco le parole ma non le trovo, mi sembrano tutte banali e lei ha sempre odiato alla banalita’, ora sento solo un grande profondo dispiacere ci mancherai”, commenta Fiorella Mannoia. “Ciao mitica Ornella, grazie per questa interpretazione per la voce per l’ironia
costante”, dice Vasco Rossi. Mentre Laura Pausini tiene ricordare che Ornella era la sua cantante preferita, “unica”.
“Ornella non puo’ averci lasciato: lei voleva vivere. Una donna affascinante intelligente, colta autoironica. Un’artista, senza fine. Quanto ci mancherai, amica mia”, fa sapere Loredana Berte’. Mentre Patty Pravo ricorda la “grande artista, grande amica”, chiamandola con il nomignolo “Ornellik”.


Ornella, figlia della ricca borghesia milanese, diventa, a vent’anni, la ragazza della Mala, nell’ambiente del Piccolo, gioiello di quella Milano che viveva la stagione in cui insegnava al mondo una nuova idea di Cultura. Con grande
scandalo dei bempensanti, Ornella diventa la compagna di Giorgio Strehler che, con la complicità di personaggi come Dario Fo, Fausto Amodei, Fiorenzo Carpi e Gino Negri, le cuce addosso un repertorio entrato nella storia: “Le canzoni
della Mala”, opera di fini intellettuali ma presentate come frutto di ricerca su antichi manoscritti di ballate popolari.
Nascono capolavori come “Ma mi” e “Le mantellate”.

Successivamente entra in contatto con la Scuola Genovese dei cantautori: nasce l’amore con Gino Paoli immortalato da una delle più belle canzoni della storia della musica italiana, “Senza fine”. Con Gino Paoli sono rimasti amici tutta la vita, i loro concerti insieme sono stati un grande spettacolo e un grande divertimento per l’incontro-scontro di due personalità così forti.

Da quel momento, spazierà nelle grandi cover, come quelle di Roberto Carlos, “L’appuntamento” fino a quelle della Piaf, “L’albergo a ore”, o di Tammy Wynette, “Domani è un altro giorno” fino a quell’intuizione geniale di Sergio Bardotti che le fa incidere “La voglia la pazzia l’incoscienza e l’allegria” con Vinicius De Moraes e Toquinho, canzoni scritte da Jobim e Chico Buarque, un album storico che ha contribuito alla popolarizzazione della musica brasiliana in Italia. La sua sensualità e la sua eleganza raffinata contribuiscono alla creazione di un’interprete dalle caratteristiche uniche nel nostro panorama, un’artista naturalmente votata a un respiro internazionale che ha collaborato praticamente con tutti i più grandi autori e artisti italiani, Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè compresi e che è stata anche la prima donna a vincere il Premio Tenco per il “miglior cantautore” perché nel frattempo aveva anche cominciato a
scrivere le canzoni. La prova di una creatività fuori dagli schemi tradizionali è “Ornella &”, un album registrato a metà
degli anni ’80 a New York, dopo che aveva più volte collaborato con Gerry Mulligan, con artisti del calibro di Gil Evans, Herbie Hancock, George Benson, i fratelli Michael e Randy Brecker, Ron Carter.

Otto volte a Sanremo, per il suo novantesimo compleanno si era fatta un regalo, incidendo Ti voglio con Elodie e ditonellapiaga e poi anche Diverse, un nuovo progetto discografico per BMG. Per poi realizzare con Pacifico, ‘Vincente o perdente’, un diario sentimentale più che un’autobiografia di 90 spettacolari anni di vita.

Stefania Losito

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