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Meloni: “Ho sentito Trump, nessun disimpegno sull’Ucraina”. La cittadinanza divide la maggioranza “ma non è nel programma”

Nessun disimpegno da parte degli Stati uniti nei confronti dell’Ucraina, nonostante i dubbi perl’annuncio del Pentagono di aver bloccato le forniture all’Ucraina di munizioni e antiaerea americana, poi in qualche modo ritrattate, effettivamente. L’ha rimarcato al Forum in Masseria di Bruno Vespa, in corso a manduria, nel Tarantino, la premier Giorgia Meloni. Ieri pomeriggio ha parlato con Donald Trump di Ucraina e di dazi. “Gli Stati Uniti non hanno interrotto
la fornitura di armi e il sostegno all’Ucraina, hanno rivisto la decisione di fornire specifiche componenti” puntualizza la
presidente del Consiglio, sottolineando che si tratta sì di un fatto “rilevante” ma è “ben diverso dal totale disimpegno
americano che si è raccontato”. Anzi, la premier spera in “sviluppi positivi”, rimanendo convinta che non si possa aspettare la “buona volontà di Putin” per cercare di raggiungere la pace in Ucraina, ma vanno “rafforzate le sanzioni”.
Del futuro di Kiev, ricorda, si parlerà alla Conferenza di Roma che vedrà una “partecipazione ampia e di alto livello”. Con lei ci saranno oltre a Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen anche il primo ministro Donald Tusk e il cancelliere tedesco Friedrich Merz e, insieme, affronteranno in una call con Keir Starmer ed Emmanuel Macron “le iniziative da adottare sul percorso della pace”.
La premier dice la sua sul tax credit – di cui il caso Kauffmann è stato “epilogo drammatico e scandaloso” – e pure sulla legge elettorale che, secondo lei, dovrebbe essere “proporzionale, con indicazione del premier e premio di maggioranza”. Ma, assicura, sul punto non c’è e non ci sarà una iniziativa del governo perché la competenza spetta “al
Parlamento”. Va all’attacco, Meloni, dicendosi incredula che ci sia ancora chi difende un sistema che ha generato “truffe” e un meccanismo che riempiva “le tasche ai soliti noti” che pagavano “cachet milionari a registi e attori” salvo poi fare incassi minimi in sala. Ci sarà una ulteriore stretta, annuncia la premier, precisando anche che la maggioranza, a suo parere, meglio farebbe a rimanere concentrata “sulle priorità del programma”. E la cittadinanza e lo ius scholae immaginato da Forza Italia non vi compaiono.
I dossier più urgenti rimangono quelli internazionali. Chiudere l’intesa sul 5% delle spese militari al vertice Nato, ribadisce, certo può essere un buon viatico per arrivare anche a un accordo sui dazi, ma la trattativa “è in capo alla Commissione” e “che cosa accadrà non posso dirlo”.

Meloni risponde anche alle polemiche sull’ultimo decreto flussi e i “tentativi” di affossare il protocollo con l’Albania che
dovrebbe “fare riflettere sul ruolo della politica e di altri poteri dello Stato”.

Quanto al premierato, nessun problema se il referendum dovesse arrivare con l’avvio della prossima legislatura, anzi,
sarebbe un modo per affrontare nel merito la riforma, senza scadenze elettorali imminenti. Una nuova legge elettorale, in ogni caso, dovrebbe andare in quella direzione, con premio di maggioranza, indicazione del premier da parte delle coalizioni e proporzionale. Meglio ancora con le preferenze ma sul punto “le posizioni sono variegate”. In ogni caso non se ne occuperà il governo. Se va cambiata, la legge elettorale va cambiata “in Parlamento”.

Stefania Losito

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