Negli ultimi dieci anni la Puglia ha perso quasi mille ditte di trasporto per i costi elevati e le difficoltà infrastrutturali e logistiche. La Basilicata ne ha perse un quinto, dal 2015 a oggi. E sono 19mila in tutta Italia. I dati impietosi arrivano dalla Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. La crisi in Iran e il caro-carburante continuano a mettere in ginocchio le aziende di trasporto e logistica al punto che il sindacato Unatras ha deciso il fermo dell’autotrasporto, a metà maggio. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, infatti, un’impresa su cinque rischia di chiudere entro la fine dell’anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante. Se il prezzo del diesel dovesse rimanere costantemente sopra i 2 euro al litro sino alla fine del 2026, oltre 13mile ditte potrebbero essere costrette ad arrendersi entro la fine di quest’anno. In un’azienda di trasporto media, il gasolio rappresenta il 30 per cento dei costi totali. Insieme al costo del personale è la voce di spesa più pesante.
In Puglia, al problema del caro-carburante si è sommato anche quello della viabilità complicata dalla frana in Molise. Confartigianato Trasporti Puglia lancia un ultimatum al Governo: “non basta il taglio delle accise, serve lo sblocco immediato della liquidità e una misura compensativa che riequilibri i costi del gasolio per chi ne fa un uso professionale”. Anche Casartigiani Puglia appoggia la linea del fermo: “Il quadro regionale è particolarmente delicato perché al caro carburanti, alla crescita delle spese fisse e alla riduzione dei margini si sommano problemi strutturali che riguardano la logistica, le infrastrutture e la funzionalità di snodi strategici per il trasporto merci. Nel tarantino, le imprese stanno pagando ogni giorno il prezzo di ritardi, inefficienze organizzative, tempi morti e costi indiretti che compromettono seriamente la loro sostenibilità economica”.
Stefania Losito