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Ex Ilva, via libera dal Mef a 680 milioni di euro. I sindacati: non vengano usati solo per pagare le bollette

L’incontro con l’azienda: polemiche per l’esclusione dei rappresentanti dell’Usb

Il Ministero dell’Economia ha sbloccato 680 milioni di euro da destinare all’ex Ilva di Taranto. La somma si aggiunge a quella predisposta da Arcelor Mittal, per un totale di 750 milioni disponibili. Su queste basi, quindi, si è riaperto il dialogo fra azienda e sindacati sulla vertenza ex Ilva, che dura ormai da oltre dieci anni.

All’incontro, che si è tenuto nella sede di Confindustria a Roma, sono stati esclusi i rappresentanti di Usb, un sindacato molto presente fra i lavoratori dell’ex Ilva. Per loro il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno espresso solidarietà.

Al centro del dibattito la situazione degli impianti di Taranto, del futuro dei lavoratori, compresi quelli dell’indotto e, naturalmente, dell’utilizzo dei 750 milioni di euro per rafforzare il patrimonio.

“Abbiamo avviato un percorso e riaperto il dialogo con l’azienda” hanno fatto sapere i sindacati dopo l’incontro. Le sigle sindacali si augurano che i 750 milioni non vengano utilizzati solo per pagare le bollette. Il timore, infatti, è proprio quello dato che, ad esempio, la cifra si aggira intorno al totale dei debiti di Accierie d’Italia verso Snam ed Eni. Sul fronte della produzione di acciaio, Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl, considera insufficiente un aumento di solo il 15% nel 2023.

Nella sua relazione l’amministratore delegato Lucia Morselli ha comunicato ai sindacati che nel 2023 punta a raggiungere 4 milioni di tonnellate di produzione con l’obiettivo di arrivare a 5 milioni di tonnellate nel 2024. Nella seconda metà del 2023 sarà avviato il rifacimento dell’Afo 5, già previsto nel piano industriale presentato da Arcelor Mittal nel 2018, e la costruzione di un forno elettrico.

Gianvito Magistà

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