È Ancona ad aggiudicarsi il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 con il dossier “Ancona. Questo adesso”. Lo ha annunciato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. La Capitale italiana della Cultura riceve un contributo di un milione di euro per realizzare il proprio progetto. La commissione ha ritenuto “eccellente” il dossier di Ancona, che è stata eletta all’unanimità.
Il Comune ha presentato, si legge nelle motivazioni, un “modello di valorizzazione culturale solido e coerente capace di
coniugare identità e apertura internazionale, in una visione che prevede rigenerazione e inclusione”, con un “programma di interventi solido” che “include un pubblico ampio e diversificato”. La strategia di investimento è stata ritenuta “coerente con un impatto significativo sul tessuto socio economico” ed è stata considerata “rilevante l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea che rafforza il posizionamento del progetto, così come il coinvolgimento enti territoriali e i giovani, considerati come protagonisti dei processi culturali”.
Il dossier “soddisfa pienamente gli indicatori del bando ponendosi come modello di progettazione culturale innovativa e condivisa”. Il titolo del dossier è ispirato alle parole del poeta locale Francesco Scarabicchi.
“Non canterò se no le Muse mi inceneriscono, mi è andata bene con Vasco Rossi che non mi ha citato in giudizio”, ha scherzato il ministro Giuli, prima di annunciare la Capitale. Il siparietto dopo che nella proclamazione di Alba a Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027, a ottobre scorso, il ministro aveva intonato il ritornello del brano “Albachiara”, di Vasco Rossi, suscitando l’ilarità dei presenti e del web. “Di vincitore ce n’è uno solo ma se si è qui è già un enorme
traguardo, una vittoria non solo morale o simbolica perché quando si riesce a costruire progetti importanti questi non
andranno dispersi – ha aggiunto Giuli – è un momento di gioia condivisa e uno degli atti più qualificanti del nostro agire quotidiano come ministero, avvicinarsi ai territori e fare in modo che questa dialettica tra centro e periferia diventi sempre più fruttuosa, che le distanze si accorcino sempre di più. Un po’ come i punti di una circonferenza, equidistanti dal centro che sta qua, voi oggi siete la rappresentazione dell’unità del cerchio della nazione”.
Tra le città candidate c’era anche Gravina in Puglia. “Nonostante un progetto culturale ambizioso, il grande coinvolgimento della comunità e la partecipazione di istituzioni, associazioni e cittadini, Gravina non ottiene il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 – scrivono dal Comune pugliese – la città, però, guarda avanti: questa candidatura ha rappresentato l’avvio di un percorso di trasformazione culturale e sociale che ha innescato energie, idee e progettualità che continueranno a vivere nel territorio. Alla città designata dal Ministero della Cultura – prosegue la nota – vanno le congratulazioni della comunità gravinese per il prestigioso riconoscimento”.