Secondo l’osservatorio Fipe-Uiv, bianchi freschi e spumanti sono i preferiti
Gli italiani spendono al ristorante complessivamente dodici miliardi di euro l’anno in vino. E’ il valore dei consumi con una quota di spesa sullo scontrino medio di oltre il 21%. La ristorazione contribuisce in modo significativo ai 59,3 miliardi di euro di valore aggiunto del settore vinicolo. Rossi e i vini più corposi in difficoltà, mentre reggono i bianchi freschi e gli spumanti.
È emerso a Veronafiere dalla presentazione dell’indagine, in collaborazione con Vinitaly, del nuovo Osservatorio Fipe – Uiv “Vino & Ristorazione”, interamente dedicato al rapporto horeca-vino. La 58/esima edizione del Salone del vino italiano, in corso a Veronafiere, ha tenuto a battesimo il protocollo d’intesa tra Unione italiana vini (Uiv) e Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), in collaborazione con Vinitaly.
Secondo la ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 500 imprese tra ristoranti-trattorie, ristoranti-pizzerie, pizzerie, cocktail bar ed enoteche con servizio, il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione, attestandosi mediamente oltre il 21%, con un’incidenza che supera il 30% per il 22% degli intervistati. Un impatto fondamentale, registra l’Osservatorio, che si rileva anche nella presenza della carta dei vini, utilizzata da 3 ristoranti su 4 ma anche dalla metà delle pizzerie-ristoranti (4,1 milioni le voci totali in carta).
“Al mondo del vino italiano mancava uno strumento che consentisse di esplorare meglio le dinamiche con la ristorazione – ha osservato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – un binomio che ha fatto la fortuna della cucina e del vino italiano nel mondo. Ora è giunto il momento di fare leva su questa sinergia per fare crescere i nostri settori, a partire dalla comprensione reciproca” . Per Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio: “Il vino è elemento strategico dell’offerta della ristorazione italiana, sia sul piano economico che culturale, perché contribuisce a definire l’identità e la qualità dell’esperienza per il cliente. I dati dell’Osservatorio evidenziano però la necessità di investire di
più in formazione e comunicazione, a partire dalle carte dei vini. In un contesto di consumi in rallentamento, è sempre più importante rafforzare la collaborazione tra ristoratori e produttori per intercettare le nuove tendenze e costruire
un’offerta coerente e competitiva, capace di sostenere anche la marginalità delle imprese”.