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Ex Ilva di Taranto, sequestrato altoforno 1 dopo l’incendio della tubiera. Il ministro Urso: “Non scoraggiamo gli investitori”

All’indomani dell’incendio alla tubiera, l’altoforno 1 dello stabilimento Accierie d’Italia a Taranto è stato sequestrato per ordine della procura ionica. Il sequestro è probatorio, volto ad indagare le cause che hanno generato una colonna di fumo nero, visibili a chilometri di distanza e fatte girare sui social. Non ci sono stati feriti e Acciaierie d’Italia ha spiegato che “si è verificata un’emissione non controllata in atmosfera, causata da un’anomalia improvvisa a un elemento del sistema di raffreddamento dell’impianto”.

E’ dalla tuberia n.11 che “si è verificata la fuoriuscita di coke, che ha raggiunto il piano delle tubiere e l’area sottostante”, ma, ha aggiunto Adi in As, “l’impianto è stato messo in sicurezza e sono iniziate le operazioni di spegnimento dei focolai, in collaborazione con il comando provinciale dei Vigili del fuoco”.

La procura contesterebbe i reati di omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e getto pericoloso di cose. Secondo fonti sindacali, i 70 lavoratori addetti all’impianto sono stati ricollocati temporaneamente alla formazione.
Il 15 ottobre dello scorso anno, fu il ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso a presiedere nello stabilimento
siderurgico ex Ilva di Taranto una cerimonia per il riavvio dell’altoforno 1, fermo da agosto 2023 per manutenzione. Con il sequestro dell’impianto, l’unico altoforno in marcia è il n.4.
Era stato peraltro annunciato che l’Afo1 si sarebbe fermato nuovamente nel 2025 per il rifacimento del crogiolo con il
rientro in funzione l’altoforno numero 2. Tutta l’area a caldo, compreso l’Afo1, era già interessata da un provvedimento di sequestro, ma con facoltà d’uso, nell’ambito dell’inchiesta denominata Ambiente Svenduto.

Il ministro Urso è intervenuto sulla misura della procura ionica. “Temo che le ultime notizie non incoraggino i nuovi investitori in quello che e’ un percorso che sapevamo difficile, sfidante, per tutti, a cui spero tutte le istituzioni partecipino in maniera propositiva. Dobbiamo evitare che anche gli investitori internazionali che avevano manifestato
interesse ad acquisire gli impianti possano essere scoraggiati dal farlo”. “Nella strada che abbiamo indicato – ha aggiunto – speriamo non ci siano condizionamenti esterni che possano scoraggiare gli investitori e precludere lo sviluppo della tecnologia green nel più grande polo siderurgico italiano”.

Stefania Losito

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